MINORI CONTESI La denuncia di un padre in guerra per vedere il piccolo di 7 anni
«Non sono pazzo, ridatemi mio figlio»
Il professor Meluzzi: «Uso improprio della psichiatria»
E’ un grido disperato quello lanciato dal un padre reggiano che da tre anni non può vedere liberamente il figlio per decisione del Tribunale dei minori di Bologna. Una situazione «atroce» e «ingiusta» per l’uomo – imprenditore agricolo di 47 anni – che dal 2009 si batte per ottenere la revoca del provvedimento.
Al suo fianco l’avvocato Brunella Bertani (che si appresta al ricorso in Cassazione), ma anche il Comitato dei cittadini per i diritti umani (Ccdu) e la psicologa forense Cinzia Gimelli e il professor Alessandro Meluzzi, psicologo di fama noto anche per le sue partecipazioni televisive. Meluzzi – ha visitato il padre e la sua valutazione è stata presentata alla Corte d’A ppello – ieri era in città per prendere posizione a fianco del 47enne. «Vi assicuro che questa persona sta bene», ha detto Meluzzi rilevando poi l’importanza del caso per «l’uso improprio della diagnosi e della nosografia psichiatrica» e per le implicazioni bioetiche visto che la madre «svolge attività in campo psichiatrico come dirigente psichiatrico dell’Ausl locale».
Tutto ha inizio nel 2005 – non indichiamo i nomi a tutela del figlio minorenne – quando il 47enne decide di separarsi dalla compagna. Il figlio di appena un anno si trova al centro di una battaglia legale. Il padre chiede l’affido condiviso che però – nel Da sinistra il professor Meluzzi, l’avvocato Bertani, Sandro Oneda (Ccdu), il padre di 47 anni e Paolo Roat (Ccdu) 2008 – viene negato dal Tribunale dei minori per l’eccessiva litigiosità tra genitori. Il bambino è affidato alla madre ma il padre può vederlo nei fine settimana.
Nel corso degli incontri però l’uomo ritiene che qualcosa non vada nel piccolo. Rileva mancanza di cure e perfino maltrattamenti e denuncia la madre che risponde chiedendo l’intervento del Tribunale dei minori perché – al contrario – ritiene che sia il padre a essere pericoloso per il piccolo. Si apre così un nuovo procedimento che si conclude con un forte limitazione degli incontri tra padre e figlio – due ore a settimana alla presenza di un educatore -. «E’ atroce non poter stare vicino al proprio figlio quando è lui stesso che chiede di vederti – commenta il padre – Il dramma è nel senso d’impotenza, nel fatto che non posso proteggere e tutelare mio figlio».
La decisione del Tribunale dei minori si basa anche su una perizia psichiatrica che ha diagnosticato all’uomo un “disturbo della personalità paranoide”.
Una valutazione contestata dalla difesa, dalla dottoressa Gimelli e dal professor Meluzzi. Le valutazioni dei due esperti sono contenute nel ricorso presentato dalla difesa e respinto dalla Corte d’Appello. Ora l’ultima speranza del padre è nella Cassazione.
Tratto da www.linformazione.com

«Non sono pazzo, ridatemi mio figlio»

