Gardolo, 16 giugno 2011 Lista civica insieme per Trento
Egregio Signor Presidente del Consiglio Comunale di Trento
INTERROGAZIONE
A RISPOSTA SCRITTA
Mancato riscontro e mancata adozione di qualsivoglia provvedimento da parte dell’organo competente in merito alla segnalazione presentata in data 18/04/2011 all’Assessore alle politiche sociali sull’operato del servizio sociale operante sul territorio e dipendente dell’amministrazione comunale.
Premesso che:
In data 18/04/2011 la sottoscritta presentava una segnalazione all’assessore alle Politiche Sociali sull’operato di una assistente sociale, operante sul territorio comunale, relativamente al caso di un nucleo monogenitoriale residente nel nostro capoluogo cittadino.
In tale segnalazione si riportava la situazione in cui versava la signora in fase di separazione giudiziale dal marito, al tempo oggetto di indagine sociale a seguito di un provvedimento presidenziale che conferiva l’incarico ai servizi sociali di sondare sulle attuali condizioni di vita dei minori ed in particolare sul loro rapporto con il padre;
Nello scritto venivano esposti tutti i fatti che hanno portato la signora in questione a rivolgersi al mio patrocinio.
In occasione dell’incontro con l’assistente sociale, avvenuto in data 23/03/2011, unitamente alla signora, sono rimasta colpita dall’indifferenza con la quale l’assistente sociale si esprimeva nei confronti della signora, dimostrandosi disinteressata alla sua versione dei fatti e soprattutto alle gravi problematiche che hanno portato la signora a sporgere formale denuncia-querela per stalking, per maltrattamenti in famiglia e per violazione degli obblighi di assistenza famigliare, nei confronti del marito.
L’assistente sociale pur avendo ricevuto l’incarico dal tribunale di analizzare solo il rapporto che i figli hanno con il padre, e’ andata ben oltre il suo mandato dedicando una sezione della propria relazione, che poi ha depositato in tribunale, solo alla signora ed ha suggerito al giudice di interporre un educatore famigliare, come se la madre non fosse in grado di svolgere la sua funzione genitoriale.
Nella segnalazione inoltrata all’assessore veniva espressamente indicata la grave situazione in cui versa la signora, che nel corso del matrimonio aveva subito pesanti vessazioni fisiche e psicologiche, perpetrate in virtu’ di una posizione dominante del coniuge, derivante dal fatto di essere dipendente economicamente da un marito facoltoso e padrone, situazione ben nota all’assistente sociale , che aveva acquisito copia della denuncia-querela.
Inspiegabilmente la signora, soggetto di diritto, è divenuta nel corso dei colloqui con l’assistente sociale da vittima a carnefice, al punto da mettere in dubbio persino la capacità genitoriale della signora, nonostante la stessa abbia addirittura riconoscimenti ufficiali relativi alla sua irreprensibile condotta di madre.
L’assistente sociale, in base a quanto riferisce la signora, ha cercato, di convincere quest’ultima ad assecondare il marito nelle sue richieste e si è permessa, addirittura, di sindacare sull’equità dell’importo di mantenimento che il marito versa mensilmente per i soli figli, esprimendo, quindi, valutazioni di merito che non si addicono ad un assistente sociale che dovrebbe essere imparziale e, quindi, super partes.
La segnalazione presentata all’assessore competente non ha avuto alcun riscontro, né vi è stato alcun tipo di provvedimento adottato, neppure un confronto tra le parti.
Avvalendomi delle mie prerogative di vigilanza e controllo segnalo formalmente l’illegittimità dell’operato dell’assistente sociale , sia alla luce di quanto io stessa ho potuto constatare, sia alla luce dell’esposto del 14/06/2011, del legale della signora , lettera indirizzata al Sindaco, all’Assessore alle politiche sociali e per conoscenza alla sottoscritta.
Sull’illegittimità dell’operato dell’assistente sociale, ritengo, quindi, che vi siano tutti i presupposti per un intervento da parte della pubblica amministrazione al fine di adottare ogni provvedimento utile e/o necessario che il caso necessita ma soprattutto al fine di garantire la corresponsione di servizi primari davvero di supporto alla persona e nel rispetto dei diritti sanciti della convenzione internazionale sui diritti all’infanzia e degli altri trattati ed accordi internazionali , della Costituzione , della normativa di settore , del principio di sussidiarietà e dei principi che esprimono la sacralità della famiglia .
TUTTO CIO’ PREMESSO SI INTERROGA IL SINDACO E L’ASSESSORATO COMPETENTE PER CONOSCERE:
Per quale motivo l’Assessore di merito non ha ancora risposto ad una mia così avocata ed accorata esortazione ad intervenire, nonostante la gravità e l’urgenza del caso?
Quali provvedimenti intenda adottare la pubblica amministrazione in relazione al comportamento non conforme al Servizio sociale territoriale, che dovrebbe invece essere di supporto e di aiuto al nucleo o al singolo individuo nei casi di temporanea difficoltà e disagio?
Come sia possibile che l’assistente sociale fosse a conoscenza della segnalazione presentata dalla sottoscritta ed abbia riferito all’Avvocato difensore di parte che l’amministrazione aveva già provveduto a rispondere alla sottoscritta, quando invece, nessuna risposta mi è mai pervenuta da parte di questo Organismo amministrativo?
In fede
Gabriella Maffioletti


