Assistente sociale indagata a Trento

Trento. Un’assistente sociale del comune di Trento è indagata ai sensi degli articoli 572, 581, 582 e 610 del Codice penale per reati gravi quali maltrattamenti verso i fanciulli, percosse, lesione personale e violenza privata. L’indagine penale nasce dalla denuncia di una mamma seguita dall’assistente sociale stessa. L’udienza davanti al Giudice per le Indagini Preliminari sarà tenuta il 7 giugno 2011 presso il tribunale di Trento.

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Tornano liberi i genitori di Anna Giulia

Massa, 25 mar. – (Adnkronos) – Tornano in liberta’ Massimiliano Camparini e Gilda Fontana che il 16 luglio 2010 prelevarono la figlia Anna Giulia di 5 anni mentre si trovava nella casa vacanza a Marina di Massa. La fuga fini’ il 28 luglio, quando genitori e bambina vennero fermati al confine con la Svizzera. Anna Giulia venne affidata a una tutrice, papa’ e mamma furono arrestati. “Sostenendo che i genitori di Anna Giulia hanno agito sull’onda di un particolare senso di ingiustizia subita e per il solo fine di poter stare un po’ con la loro bambina, senza alcuna effettiva intenzione di sottrarre per sempre la bambina al controllo pubblico ma – afferma l’avvocato difensore Francesco Miraglia – per un gesto, invece, ai fini dimostrativi per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla loro situazione, il Tribunale di Massa, accogliendo l’istanza e la tesi di questa difesa ha rimesso in liberta’ i genitori di Anna Giulia”. “Proprio nel momento in cui i Giudici di Massa restituiscono ad una vita normale Gilda e Massimiliano – spiega il legale – il Tribunale dei Minori di Bologna nella figura del Presidente Millo e G.Salvatore, con una procedura cosi’ grave da non avere precedenti in Italia ha anticipato con un decreto provvisorio la contestatissima superficiale e gia’ ricusata consulenza tecnica d’ufficio della dott.ssa Sgarbi, che in 10 mesi si e’ praticamente rifiutata, condizionata da un tutore-matrigna, di fare incontrare Anna Giulia con i suoi genitori, inviando una parziale relazione ai giudici”.

“Ad ogni modo i genitori di Anna Giulia domani stesso – annuncia l’avvocato – si recheranno in Questura per denunciare prima di tutto l’avv.Tazzari in quanto solo due anni fa rappresentava Camparini in un altro procedimento, oggi ‘protagonista contro’ e l’Avv. Tagliati per i gravi comportamenti a danno sia di Anna Giulia che della sua famiglia”.

“Per quanto riguarda, invece, il Presidente Millo e il G. Salvatore, il sottoscritto e il Prof. Valgimigli – spiega Miraglia – intraprenderanno un percorso urgente presso il Ministero di Grazia e Giustizia, Csm, Consiglio giudiziario e Procura Generale che hanno il compito specifico di controllare e valutare l’operato dei magistrati. Per quanto riguarda la Ctu per le gravi mancanze, pregiudizio, superficialita’ e pressapochismo con relativo danno ad Anna Giulia si provvedera’ ad informare il consiglio dell’Ordine degli Psicologi Regionali e Nazionali”.

“Tuttavia, i genitori di Anna Giulia, il sottoscritto e il prof. Valgimigli, nei primi giorni della prossima settimana aggiorneranno l’opinione pubblica attraverso una conferenza stampa in merito”, conclude il legale.

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PROBLEMA MINORILE: UNA TRISTE REALTÀ

La partecipazione alla manifestazione conferma le nostre denunce

Trento. Quasi cento persone hanno partecipato alla manifestazione di oggi organizzata dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus e dalla GESEF (Genitori Separati dai Figli) “PERCHÉ NON VI SIANO PIÙ BAMBINI ORFANI CON GENITORI IN VITA” a dimostrazione che esiste un problema minorile.

Alla manifestazione erano presenti mamme, papà e nonni che ci hanno raccontato le loro tragiche esperienze concernenti l’allontanamento dei loro affetti più cari, a causa di perizie psichiatriche soggettive e non per abusi sessuali o reali maltrattamenti. In particolare un nonno ci ha raccontato la sua storia non riuscendo a trattenere le lacrime.

Alla manifestazione era presente il consigliere comunale Gabriella Maffioletti e il consigliere provinciale Caterina Dominici che ci hanno manifestato il loro sostegno.

Inoltre erano presenti anche genitori e parenti delle province di Brescia e di Verona e anche un papà e una mamma di Torino.

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MANIFESTAZIONE DAVANTI AL TRIBUNALE DEI MINORI DI TRENTO

Chiediamo una riforma del sistema

Trento. Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani e la GESEF (Genitori Separati dai Figli) hanno indetto una manifestazione che si terrà sabato mattina 19 marzo alle 10.30 davanti al Tribunale dei minori di Trento. Lo slogan della manifestazione sarà “PERCHÉ NON VI SIANO PIÙ BAMBINI ORFANI CON GENITORI IN VITA”. La manifestazione denuncia il fatto che psicologi, psichiatri e assistenti sociali hanno, di fatto, il potere di allontanare i bambini alle famiglie. Nel sistema attuale, il giudice potrebbe togliere i bambini alla famiglia sulla base di una relazione o perizia dei servizi sociali, che spesso riporta dei punti di vista o non è supportata da prove oggettive e fattuali. Può sembrare incredibile, ma purtroppo ci sono centinaia di segnalazioni in tal senso sia in Italia che in Trentino tanto che recentemente i senatori Cristano De Eccher e Giuliana Carlino hanno inoltrato due interrogazioni parlamentari perché venga fatta luce su queste vicende.

Questi sono alcuni casi eclatanti che abbiamo raccolto nella nostra Regione:

  • Un bambino è stato tolto alla famiglia perché la psicologa ha deciso che la mamma era troppo “accuditiva, protettiva o possessiva”
  • A un papà è stato tolto il figlio perché non era in grado di “essergli vicino emotivamente”
  • Un neonato è stato allontanato subito dopo il parto senza prove oggettive che la famiglia non fosse idonea
  • Una mamma ha perso il figlio dopo un colloquio di soli 45 minuti in cui le è stata diagnosticata una malattia psichiatrica
  • Un papà “troppo devoto alla madonna” non può vedere il bambino per una perizia di uno psichiatra in pantaloncini e ciabatte

La stampa ha riportato anche altri casi tra cui uno di pochi giorni fa, ma è solo la punta dell’iceberg. Solo nell’ultima settimana ci sono arrivate altre due segnalazioni, e decine di persone ci hanno manifestato la loro solidarietà e ci hanno confermato che il problema esiste e va risolto.

La manifestazione non è un attacco ai Servizi Sociali, anche perché la nostra denuncia è diretta precisamente alle perizie e relazioni psichiatriche e psicologiche soggettive che a volte descrivono una scena differente dalla realtà e tracciano dei profili errati per i genitori dipingendoli come dei “mostri” e spingendo i servizi e il tribunale a prendere delle decisioni drammatiche senza che ci siano dei veri e propri presupposti oggettivi. Quindi anche gli assistenti e operatori sociali dovrebbero essere lì con noi per richiedere una migliore formazione e strumenti più efficaci per aiutare le famiglie. Chiediamo ai servizi di rinnovarsi, di non arroccarsi in un bunker come ha fatto realmente un servizio sociale provinciale che ha installato una porta blindata e una telecamera, ma di avere il coraggio di rivedere le proprie posizioni, come ha fatto recentemente il professor Fabio Folgheraiter dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che ha sostenuto che troppo spesso i servizi si rifugiano in «unità multiprofessionali che costituiscono una sorta di falange contro il nemico-utente».

Paolo Roat

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

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Manifestazione davanti al tribunale di Trento

SABATO 19 MARZO
DAVANTI AL TRIBUNALE DEI MINORI DI TRENTO

PERCHÉ NON VI SIANO PIÙ BAMBINI ORFANI CON GENITORI IN VITA

PSICOLOGI PSICHIATRI
ASSISTENTI SOCIALI

HANNO IL POTERE DI FAR PORTARE VIA I TUOI BAMBINI !!!

Se fanno un rapporto o una perizia su di te o sulla tua famiglia, anche sostenendo circostanze NON corrispondenti alla realtà, il giudice potrebbe toglierti il bambino senza nemmeno parlare con te e senza che tu possa fare niente per difenderti.

Oltre al danno economico c’è un altro problema: un bambino e una famiglia con un trauma che non si potrà mai più cancellare

Famiglia unita

NESSUNA FAMIGLIA È AL SICURO!!!

  • Un bambino è stato tolto alla famiglia perché la psichiatra ha deciso che la mamma era troppo “accuditiva, protettiva o possessiva”
  • Ad un papà è stato tolto il figlio perché secondo lo psichiatra non era in grado di “essergli vicino emotivamente”
  • Un neonato è stato allontanato subito dopo il parto senza prove oggettive che la famiglia non fosse idonea
  • Una mamma ha perso il figlio dopo un colloquio di soli 45 minuti in cui le è stata diagnosticata una malattia psichiatrica
  • Un papà “troppo devoto alla madonna” non può vedere il bambino per una perizia di uno psichiatra in pantaloncini e ciabatte

Potrebbe succedere anche a voi! Abbiamo raccolto casi in cui la motivazione per l’allontanamento stava SOLO NELLA TESTA DELLO PSICHIATRA, senza prove oggettive e persino in contrasto con i fatti reali.

Il dottor Giuseppe Raspadori ha sollevato per primo la questione della discrezionalità delle perizie. Ci sono stati interventi e interrogazioni dei Consiglieri provinciali Giorgio Leonardi, Bruno Firmani, Pino Morandini, Caterina Dominici, Mauro Delladio, Mario Casna. Il Consigliere comunale Gabriella Maffioletti ha presentato un Ordine del giorno al comune di Trento. E il Senatore De Eccher ha inoltrato un’interrogazione parlamentare in cui denuncia che determinanti per le decisioni del Tribunale, assunte in assenza di contraddittorio, sono le perizie predisposte da psichiatri e psicologi dei servizi sociali sulla “capacità genitoriale”. Ma gli assistenti sociali, gli psicologi e gli psichiatri si sono difesi a spada tratta e la Presidente del Tribunale dei minori ha parlato persino di un “atteggiamento acriticamente oppositivo a qualsiasi legittima interferenza nel loro assetto di vita” per i genitori che non accettano passivamente la sottrazione dei loro figli, tanto che l’avvocato Francesco Miraglia ha approntato un esposto sul suo comportamento.

PARTECIPA ALLA MANIFESTAZIONE !!!

SABATO 19 MARZO 2011 – ORE 10.30 – Via Rosmini 71, Trento

Per informazioni www.crescoacasa.comccdutrento@tiscali.it – 338 7185032

SCARICA IL VOLANTINO DELLA MANIFESTAZIONE

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Le bambine di Alfreda tornano a casa

Brescia, 13 Febbraio 2011

Vicenda toccante, anche se si intravede la conclusione, quella che ha per protagonista la signora Alfreda, una cremonese che lo scorso giugno si è vista portar via le due figlie – una ha sette anni e l’altra dodici -  da assistenti sociali e agenti, il tutto sulla base della decisione di un Giudice del  Tribunale per i Minorenni, ma soprattutto di quanto ha sostenuto la consulenza tecnica. La donna, che è molto apprezzata sia sul lavoro che tra i vicini di casa, non sa capire né darsi pace perché considera questa soluzione ingiusta.

La Sig.ra Alfreda accompagnata dal suo avvocato Francesco Miraglia di Modena è comparsa alla trasmissione Raiuno “Se…a casa di Paola”, condotta da Paola Perego. Il suo racconto ha lasciato molti senza parole.

Ieri, finalmente le le due bimbe, dopo 8 mesi hanno potuto finalmente trascorrere 2 ore nella loro casa con la mamma riprendendo il filo della loro vita nel loro normale ambiente in cui sono state cresciute e da cui erano state improvvisamente strappate.

Il tribunale a quindi riconosciuto l’infondatezza e l’inconsistenza delle tesi psichiatriche che sostengono l’esistenza di una genitorialità “giusta” e “conforme” a quella descritta dalla loro pseudoscienza.

La psichiatria ha l’assurda pretesa di poter elencare e catalogare tutti i comportamenti umani, e quindi anche quelli del mestiere di genitore, come se questi potessero essere “limitati” nel numero e nella fantasia, al fine di bollare e suddividere quelli socialmente inadeguati (individuati da un loro comitato per alzata di mano) da quelli “adeguati”.

Abbiamo denunciato pubblicamente l’ingiustizia che Alfreda e le sue figlie stavano subendo ed oggi siamo felici che l’azione intrapresa dalla madre e dall’Avv. Miraglia abbia invertito il triste percorso che era stato intrapreso riportando gradualmente le due bimbe alla realtà in cui sono nate e cresciute nella quale hanno tutto il diritto di continuare a svolgere la loro vita.

CCDU Brescia

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Lettera alla Presidente Santaniello Bernardetta

Oltre a non avermi concesso il diritto alla difesa sancito dall’articolo 24 della Costituzione, leggo il Suo articolo a titolo “Noi tuteliamo anche i genitori”. Sono il signor MV, uno dei tanti che transitano dal Suo ufficio del Tribunale dei minori. Faccio parte della categoria di genitori i quali “strutturano un atteggiamento acriticamente oppositivo a qualsiasi legittima interferenza nel loro aspetto di vita” (come da copione)… e me ne vanto, poiché a difesa del figlio minore! Nel luglio del 2008 mi convocò ad udienza privo di notifica legale d’ufficio allarmata da una Sua collaboratrice nonché assistente sociale. A domanda legittima di un perché, Lei dichiarò: “Di quello che faccio Io a lei nulla deve interessare… Il passato è passato!”.

Non evidenziò affatto eventuali mie “interferenze con il figlio minore” ma ricalcò su di una critica accesa dalla collaboratrice la quale allarmò l’intero reame. Critica causata da uno scritto privato intercorso tra la mia persona ed un monsignore. Lasciare le cose a metà non giova a nessuno e men che meno alla verità, mentre la discrezionalità nel giudizio “pare” essere un’allergia professionale. Detto clericale dichiarò negli uffici della sua collaboratrice io essere “una sorta di pazzo, un fanatico religioso sostenuto da persone non equilibrate”. Un giudice “super partes” doverosamente avrebbe dovuto accertarsi su quanto pontificato e se ciò potesse corrispondere al vero; se non altro sentire a testimonianza i “non equilibrati” miei sostenitori ad oggi privi di identificazione. Signora Giudice, so bene che a tale compito avrebbe dovuto provvedere la collaboratrice, ma essendo priva di nozioni giuridiche, non poteva sapere di “sommarie informazioni testimoniali”. Per la gratuita etichetta di “pazzo” affibbiatami, in qualità di persona giuridica oltretutto, non sarei potuto comparire dinanzi alla Sua persona poiché potenzialmente “interdetto”, e comprenda il mio sarcasmo. Con il mio scritto definì “ultimo degli inquisitori” la figura del prelato e per bontà Sua, Signora Giudice, ebbi l’onore di conoscere persino un certo Bonadiman emissario di peritale CTU che dicono essere psichiatra o una roba del genere dal momento che, navigando nel mondo misterioso e incantato di Paperino, si presentò nello studio privato in bermuda e calzari infradito. Mi indirizzaste a frequentare un corso di “CAPACITÀ GENITORIALE” con durata 12/18 mesi. Le rammento inoltre, che nel lontano 1993 un suo predecessore del Tribunale dei minori mi diede in AFFIDO una bimba di 8 anni che educai sino al compimento del 23esimo anno, oltre ad aver cresciuto i miei 5 figli. I chiasmi filosofanti di un’assistente sociale non dovrebbero andare ad incidere sul vissuto di chiunque, prescindendo dalle cognizioni di causa. Noto così un’anomalia nel modo di giudicare, poiché, come si evince dalla peritale di Bonadiman, avrei potuto vedere il figlio minore con presenza di assistente sociale, la qual cosa non è mai avvenuta poiché preclusa come da Suo decreto, suggellato a firma in gotico latino. Esatto, proprio cose d’altri tempi!

E nonostante in udienza Le chiesi l’applicazione della convenzione di New York per i diritti dei minori, come l’articolo 155 così modificato di cui alla legge 54 CC, neppure concesse al minore di essere ascoltato come da esplicita richiesta. Questa sì è da considerarsi una procedura esemplare!

In seguito, frequentai il “corso” assistito da consulenza psichiatrica. Arrivato al 12esimo mese, nonostante “l’assenza di psicopatologie in atto”, Lei emise ulteriore decreto prescrivendo altri 6 mesi. Quindi dopo ben 18 mesi ottenni la medesima diagnosi, e cioè: “assenza di psicopatologie in atto”.

Oltretutto, mi negò il diritto alla patria potestà senza di fatto aver commesso reati di sorta. Risulta altresì esservi attualmente un palleggio cartaceo di competenza che nasce a partire dall’agosto del 2010 ad oggi ancora privo di risposta. Il servizio sociale, di fatto reso ente inutile dal Tribunale dei minori per le richieste non esaudite, ad oggi non è ancora in grado di notiziarmi in merito ad una risposta da dare, e cioè, se “posso o no vedere mio figlio”, o meglio, se mio figlio può vedere suo padre!

Sappiamo tutti essere legittimo il presentare reclamo, previa assistenza legale, alla Corte di appello e che dopo mesi e mesi di contenzioso si potrebbe godere del diritto sacrosanto di ripresentarsi preso il Tribunale dei minori (come da copione). La mia persona, ha già speso tutto Signora Presidente; figuriamoci se posso accedere a un mutuo per pagarmi un legale. Inoltre constato come sia il reddito a dover selezionare le proprie scelte di vita. I fatti accadutimi non corrispondono alle informazioni da Lei citate nell’articolo, essendo la realtà di molto diversa da quanto noi pensiamo.

Per di più, sarei lieto di sapere il perché lo scorso anno ha chiuso il fascicolo senza notiziarmi, lasciandomi così nell’incognita del cosa fare affinché mio figlio possa vedere suo padre. Se si adotta un tale stile, siamo alla solita equazione senza risultato.

Con vivo ringraziamento da parte dei minori e dei loro genitori e, quale portavoce della povera gente, mi firmo ossequiando in attesa del prossimo “crucifige”. So bene che il rispetto esige rispetto; appunto, è quanto chiedo!

Michele Valenza

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PRESUNTI MALTRATTAMENTI SUI BAMBINI AL VILLAGGIO SOS

Esposto del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

http://www.youtube.com/watch?v=prpfwaBS7ak

Trento. Il Vice Presidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus, Silvio De Fanti, ha presentato un esposto per presunti maltrattamenti avvenuti presso il villaggio SOS di Trento. Il dottor De fanti ha affermato di aver consegnato un esposto con alcune dichiarazioni relative a presunti maltrattamenti occorsi nel villaggio SOS, tra cui uno scritto e un documento del Consigliere Provinciale Bruno Firmani, che recentemente aveva visitato il villaggio.

Il dottor Firmani ci ha anche segnalato la difficoltà incontrata nell’ispezione della struttura, poiché si tratta di una struttura privata. Pur essendo sovvenzionata con fondi pubblici e nonostante il ruolo di servizio pubblico svolto, non è possibile entrare nella struttura, e in altre strutture simili, senza il consenso della direzione. Questo impedisce un reale monitoraggio esterno e indipendente che potrebbe scoprire e sanare dei comportamenti illeciti all’interno delle strutture.

“Purtroppo abbiamo raccolto varie testimonianze (non solo in Trentino) di mamme e papà disperati. Questi genitori, oltre alla sottrazione ingiusta dei figli, denunciano la sensazione di avere a che fare con persone arroganti che mancano di umanità.” Ha dichiarato Paolo Roat del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani. Questi racconti e il clima che a volte si respira negli ambienti minorili sono stati recentemente denunciati dal professor Fabio Folgheraiter dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che ha definito i Servizi Sociali come «unità multiprofessionali che costituiscono una sorta di falange contro il nemico-utente» e, implicitamente e forse involontariamente, anche dalla direttrice del Centro per l’Infanzia di Trento, che in un articolo pubblicato su Questo Trentino ha affermato che «la sofferenza c’è ed emerge; sia in comunità che durante l’affido, ma è legata al vissuto precedente», in altre parole ha confermato il fatto che i bambini soffrono nelle comunità, aldilà della sua valutazione sulla presunta causa di tale sofferenza. Inoltre, il Consigliere Comunale Gabriella Maffioletti ha recentemente presentato un ordine del giorno intitolato “RIVISITAZIONE DEL RUOLO E DEI POTERI DECISIONALI DEI SERVIZI SOCIALI”, che chiede di istituire nel breve termine un osservatorio di garanzia e mette in discussione il ruolo fondamentale dei “Servizi Sociali territoriali”, in quanto «spesso appare confuso, frainteso e contraddittorio, al punto di essere, a buon diritto, oggetto di pesanti critiche».

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus si occupa da alcuni anni del fenomeno dei bambini sottratti ingiustamente alle famiglie e ha iniziato una campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica. Secondo alcune inchieste ufficiali, in Italia circa il 70-80% dei bambini vengono sottratti alle famiglie senza motivi gravi o accertati, sulla base di perizie psichiatriche/psicologiche soggettive o di relazioni dei Servizi Sociali che non sempre accertano i fatti a causa della loro incompetenza giuridica. Un genitore di fronte a psicologi, psichiatri e assistenti sociali, può ritrovarsi accusato di colpe mai commesse, sulla base di opinioni soggettive proclamate o come parere “medico” o come parere “scientifico”. E chi ne fa le spese sono i bambini che vengono indebitamente allontanati dalla famiglia per essere affidati in comunità e case famiglia.

Gli innumerevoli fatti di cronaca confermano che il sistema minorile è allo sbando e che necessita di una riforma urgente. Il CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus) assieme alla GESEF (Genitori Separati dai Figli) ha avviato una raccolta firme per riformarlo urgentemente. La petizione, che può essere scaricata online sul sito www.crescoacasa.com/petizioni, chiede una riforma che culminerà con la prossima presentazione di una legge scritta dal nostro comitato in collaborazione con l’avvocato Francesco Miraglia del foro di Modena.

Silvio De Fanti

Vice Presidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

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CON UNA PERIZIA DI 45 MINUTI MI HANNO STRAPPATO MIO FIGLIO

La denuncia: molti degli abusi in campo minorile hanno origine da perizie psichiatriche soggettive

Trento. Oggi, tramite il suo legale, la mamma di un bambino trentino ha presentato una denuncia all’ordine dei medici su uno psichiatra trentino per segnalare l’assurda e superficiale perizia che ha fatto sì che il figlio di quattro anni venisse strappato al nucleo famigliare in cui viveva con lei e altri tre fratelli per essere assegnato al padre. Dopo che in primo grado il bambino era stato assegnato alla madre, che vive in un’altra regione, la corte d’appello ha ribaltato la decisione sulla base di una perizia psichiatrica dove in un’intervista di soli 45 minuti le è stata diagnosticata una malattia psichiatrica.

Non vogliamo entrare nel merito della correttezza del provvedimento del tribunale, ma contestiamo l’eccessivo valore delle perizie psichiatriche soggettive. Come più volte denunciato dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, un genitore di fronte a psicologi e psichiatri può ritrovarsi accusato di colpe mai commesse, sulla base di opinioni soggettive proclamate o come parere “medico” o “scientifico”. Tramite valutazioni soggettive e opinabili, psicologi e psichiatri possono indurre il Tribunale dei minori a prendere provvedimenti drastici e drammatici. Nella maggioranza dei casi si è totalmente impotenti di fronte a questo sistema, soprattutto se non si hanno dei mezzi economici.

Quanto sopra è stato espresso esemplarmente dal dottor Giuseppe Raspadori in una sua relazione: “…quando ci addentriamo nel campo indefinito della psicologia, al di fuori cioè di fattispecie certe di reato, quando noi decidiamo di valutare modi, comportamenti, sentimenti, espressioni, collegate al carattere, a tratti di personalità, a stati d’animo, a tutto quell’insieme, cioè, spesso contraddittorio di ansie, paure, sicurezze, aspettative, gelosie, dipendenze, orgogli, che compongono la psiche umana, noi entriamo inevitabilmente nel campo della discrezionalità. La discrezionalità dei nostri valori, sentimenti, vissuti, visioni della vita, e molto più semplicemente del nostro modo di amare e di crescere i figli. E quando la discrezionalità delle valutazioni psicologiche si accompagna al potere di irrorare il massimo della pena, la perdita di tuo figlio e la negazione di te stessa, il rischio di passare dalla discrezionalità all’arbitrio è enorme, e foriero di danni e drammi di molto maggiori di quelli che astrattamente si dichiara di volere evitare. Dichiarare un genitore, ed in particolare una madre, ‘incapace’ e sottrargli i figli, ed oggi, assai frequentemente, l’unico figlio, è lacerante ben più della galera, molto più vicino ad una pena di morte…”.

Ecco che cosa ci ha raccontato la mamma che per tutelare i figli non ha voluto rivelare pubblicamente la sua identità:

“Sono una mamma di quattro figli. Il più grande è un adolescente, il secondo frequenta le elementari, il terzo ha 4 anni e l’ultimo figlio ha meno di un anno. Alcuni anni fa ho lasciato il mio ex marito e in seguito ho iniziato una relazione con il mio attuale compagno da cui ho avuto l’ultimo figlio. Non sono una mamma perfetta ma come tutte le mamme i miei figli vengono prima di tutto. Non ho mai negato al padre la possibilità di vedere suo figlio, aveva ampie possibilità di visita e poteva vederlo quando voleva, ma purtroppo lui ha deciso di chiedere che il bambino vivesse con lui. In primo grado il tribunale ha ritenuto che il terzo figlio dovesse restare con la sua famiglia ma in appello il giudice ha chiesto una perizia psichiatrica. E qui è iniziato il mio incubo. Gli psichiatri, uno nominato dal tribunale e uno pagato dal mio ex marito, mi hanno visitato assieme. Nel corso della visita, che è durata soltanto 45 minuti, avevo addirittura in braccio mio figlio appena nato. Come possono due persone emettere una sentenza talmente negativa in così poco tempo e in presenza di tante fonti di distrazione?

Per fortuna, nonostante la mia presunta malattia mentale (non ho mai visto uno psichiatra in tutta la mia vita e sto crescendo amorevolmente altri 3 figli), il giudice mi permette di vedere mio figlio nei fine settimana, e con la morte nel cuore cercherò di accompagnarlo in questo cambiamento per fare in modo che sia comunque felice e cresca bene.

Ho deciso di presentare questa denuncia spinta da un senso di giustizia, per evitare che altre mamme e papà possano subire quello che è successo a me. Mi auguro che l’ordine possa accogliere questa mia denuncia per garantire che i loro membri siano professionali e coscienziosi, soprattutto quando devono decidere il futuro di un bambino.”

Questa non è l’unica segnalazione ricevuta dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani. Un papà ci ha persino riferito di essere stato visitato da uno psichiatra trentino che in qualità di CTU si è presentato in pantaloncini corti e ciabatte. Anche questo papà ha avuto il coraggio di denunciarlo. Al giorno d’oggi un genitore rischia di perdere un figlio per uno schiaffo, perché ha dato un pugno sul tavolo, perché non riesce a essere emotivamente vicino al figlio, perché è troppo accuditivo e protettivo, perché un’amica della figlia ha fatto un disegno osceno, ecc. Sono tutti esempi realmente accaduti. Abbiamo assegnato un potere troppo grande a questi “esperti” della vita che dall’alto del loro scanno possono decidere della nostra vita, in base alle loro opinioni personali e soggettive senza un briciolo di scientificità e di umiltà. È giunta l’ora di cambiare, di uscire dalla discrezionalità delle perizie psichiatriche e psicologiche e di tornare alle prove oggettive. Le perizie psichiatriche non dovrebbero più essere ammesse in tribunale se non come mera opinione, e nessuna sentenza dovrebbe essere basata su queste valutazioni.

Paolo Roat

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

Per firmare la petizione contro questi abusi

http://www.crescoacasa.com/petizioni

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I Camparini dimenticati da tutti

J’accuse del legale dei genitori che rapirono la figlia a Marina di Massa

MASSA. Sono passati 4 mesi dal 29 luglio, giorno in cui a Massimiliano e Gilda Camparini fu sottratta dai tribunali la figlia di 5 anni. Questa mattina, dopo 120 giorni di carcere, inizia il processo. Le accuse nei confronti dei due genitori sono davvero pesanti. Il loro avvocato, Francesco Miraglia, è pronto a dare battaglia in aula. «Non è stato un rapimento», dice il legale.

Massimiliano Camparini, 40 anni, e Gilda Fontana, 45 anni, al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Laghezza hanno già raccontato tutta la loro disperazione, motivando così il gesto disperato di portare via la figlia Anna Giulia dalla casa famiglia gestita dalle suore.

Agli inquirenti la coppia – protagonista una settimana fa di un appello a Chi l’ha visto? – ha mostrato anche cinque fotografie scattate subito dopo aver preso la bambina: si vede la piccola che sorride ed è felice di stare con i genitori. L’avvocato Miraglia aveva chiesto, proprio per questi scatti, che il reato contestato passasse da sequestro di persona a sottrazione di minore. Invece non c’è stato nulla da fare e moglie e marito sono rimasti in cella. Lui a Massa e lei a Livorno.

Secondo l’avvocato, nella vicenda manca uno dei presupposti del sequestro di persona, cioè la privazione della libertà personale. E su questa linea continuerà a difendere i suoi assistiti. Oggi potrebbe anche chiedere al tribunale di ascoltare la piccola.

Intanto va giù pesante contro mil sistema giudizioario italiano: «Sono stati dimenticati da tutte le istituzioni e in particolar modo dal ministro della Famiglia Giovanardi e da quello della giustizia Alfano che avevano garantito di interessarsi al caso. Papà Massimiliano e mamma Gilda sono tutt’ora detenuti in carcere, separati, mentre delinquenti incalliti che invece riescono a ottenere arresti domiciliari o comunque provvedimenti difficili da spiegare».  Miraglia rivela un aspetto della loro vita da reclusi: «Perfino gli altri detenuti, i sorveglianti, gli operatori dei due carceri li trattano come ospiti. Per i giudici di Massa i due genitori, che si sono riappropriati della propria figlia, incapaci di accettare provvedimenti di un Tribunale per i Minorenni e di consulenti del tribunale per i Minorenni scelti per dare un esempio punitivo, sono dei sequestratori, dei molestatori delle suore a cui ora è affidata la bimba».

Infine Miraglia se la prende con il gip: «Di nessuna validità le motivazioni dove si sostiene la tesi del sequestro di persona. Per tutto questo tempo l’importante era fare diventare invisibile questa piccola famiglia; nascosti in carcere i due genitori, sequestrata dai giudici e riaffidata allo stesso personale, agli stessi dirigenti, nello stesso posto la bambina, senza sostegno psicologico da due».  È un processo delicato. Come detto sette giorni fa la mamma di Massimiliano è andata a Raitre, alla trasmissione della Sciarelli, per accendere i riflettori su una vicenda che dopo aver conquistato le cronache nazionali è finita nel dim enticatoio. I genitori della piccola hanno alle spalle una vita difficile ma chiedono di poter avere un’altra possibilità. «Non hanno fatto nulla – ha detto la donna davanti alle telecamere di Chi l’ha visto? – con la loro bimba hanno passato una bella vacanza dopo tanto tempo che non si vedevano. Adesso hanno bisogno di aiuto». Intanto questa mattina parte il processo per rapimento.

Tratto da: iltirreno.gelocal.it

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